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E’ noto che gli esseri umani vengono identificati singolarmente da una serie di caratteri e le impronte digitali sono certamente le prime che consentono di distinguere una persona in modo univoco. Oggi molte altre caratteristiche servono allo stesso scopo, come impronte vocali, capelli, fisionomia facciale e della mano, ecc..
Tale fenomeno non è però una caratteristica esclusiva degli esseri umani, ma è presente anche in molte altre specie animali, in maniera differente.
Molti anni fa, insieme ad un amico biologo abbiamo raccolto circa 60 esemplari di Dorifora della patata (Leptinotarsa decemlineata), un coleottero crisomelide ben noto per gli importanti danni che ogni anno causa nel mondo ad alcune piante ortive, principalmente la patata. Ebbene, lo scopo di questa piccola ricerca era di dimostrare semplicemente l’esistenza di caratteristiche individuali uniche anche tra gli insetti, che ne permettono il riconoscimento individuale, analogamente alle nostre impronte digitali. La nostra ricerca è stata poi pubblicata su una rivista: “Il Naturalista Campano”.
Nella foto qui rappresentata, si riportano solo 6 dei 60 esemplari fotografati, dove noterete alcune piccole differenze come: il colore del loro corpo, crema o marrone, le forme delle macchie presenti sul capo e così via.
Nel vasto e frastagliato litorale del Pacifico nordoccidentale, tra scogliere battute dalle onde e spiagge ricoperte di conchiglie, vive un uccello nero e brillante, noto per la sua intelligenza fuori dal comune: il corvo nordoccidentale (Corvus caurinus). Cugino stretto del più noto corvo comune, questa specie ha sviluppato una strategia di foraggiamento sorprendente, che potremmo sintetizzare con un’espressione perfettamente italiana: "o la va o la spacca".
Tra le sue abitudini più curiose, il Corvus caurinus è noto per raccogliere molluschi bivalvi e gasteropodi, come vongole e chiocciole marine, e lanciarli in volo contro le rocce per frantumarne i gusci e accedere alla polpa interna. Questo comportamento non è solo un capriccio alimentare: è una vera e propria strategia elaborata che richiede precisione, forza e... un pizzico di rischio calcolato.
Il corvo deve infatti scegliere accuratamente: il tipo di preda (non tutte le conchiglie si rompono facilmente), l’altezza di volo (più è alta, maggiore è la probabilità di spaccare il guscio) e la superficie su cui colpire (rocce sporgenti, spigoli o tratti di strada asfaltata nei contesti urbani).
Un errore di valutazione può costare il mancato pasto… o la perdita del mollusco, che potrebbe essere rubato da un altro opportunista.
Il comportamento del Corvus caurinus non è puramente istintivo. Studi etologici suggeriscono che si tratti di un comportamento apprendibile e trasmissibile socialmente, cioè appreso osservando altri individui. I giovani corvi, infatti, non sono subito abili nello spaccare le conchiglie, ma affinano la tecnica col tempo, copiando gli adulti. Questo rende il comportamento un esempio concreto di "cultura animale": l’uso ripetuto e condiviso di una tecnica in un contesto ecologico specifico.
In alcune aree costiere urbanizzate, il Corvus caurinus ha persino imparato a sfruttare il traffico stradale. Rilascia le conchiglie su strade asfaltate e aspetta che le auto le schiaccino. In seguito, si avvicina rapidamente, a volte anche con il semaforo rosso, per nutrirsi della preda ormai aperta. Un esempio lampante di plasticità comportamentale, ovvero la capacità di adattarsi a un ambiente in continuo mutamento.
Il Corvus caurinus è molto più di un uccello costiero: è un simbolo vivente dell’intelligenza adattiva nel mondo animale. Il suo metodo di foraggiamento, tanto diretto quanto efficace, è la prova che anche nei comportamenti più semplici si cela un mondo di strategie, prove, errori e apprendimento.
Dove altri animali si fermerebbero di fronte a un guscio duro, lui si alza in volo e tenta la sorte. Perché, in fondo, per il corvo nordoccidentale vale sempre la stessa regola: o la va... o la spacca.
Accadde nella riserva di Samburu, in Kenia, dove una leonessa di nome Kamuniak, sterile dalla nascita, decise di adottare un cucciolo di orice (Oryx gazella). Il grazioso cucciolo fu sottratto dalla madre dalla stessa Kamuniak che mise in fuga l’antilope lasciando il piccolo in balia del felino. La leonessa, non potendo concepire alcun piccolo, decise allora di adottare l’indifeso orice, proteggendolo dagli attacchi di altri predatori.
La singolare adozione però durò solo due settimane, sino alla tragica fine del piccolo a causa dell’attacco di un leone del branco, che aspettava con pazienza un cedimento dell’amorevole felino che, assetato, si allontanò di qualche metro per abbeverarsi ad un fiume. I rangers della riserva testimoniano di aver sentito lo spaventoso ruggito di rabbia e di dolore della leonessa alla scoperta del corpo straziato del suo cucciolo. Il leone infatti, non aveva attaccato per fame, ma solo per eliminare il piccolo intruso e ne aveva divorato il corpo solo per metà. Kamuniak girò attorno al leone per una decina di volte con aria minacciosa ma, invece di attaccarlo, fuggì improvvisamente facendo perdere le sue tracce per molto tempo.
La storia appena raccontata è utile a capire l’eccezionalità di questo caso che stravolge, seppur in maniera singolare, la dinamica dei processi naturali relativa al rapporto preda/predatore: la gazzella, infatti, è per antonomasia la preda preferita dal leone (Panthera leo).
L’abbinamento dei colori giallo e nero viene utilizzato per dare risalto ad un pericolo da aggirare, come nel caso della segnaletica di sicurezza sui posti di lavoro per evidenziare ad esempio il pericolo di caduta con dislivello, la presenza di materiale radioattivo o di carrelli in movimentazione.
Ancora una volta, la natura ha ispirato l’uomo!
La colorazione nel mondo animale svolge un ruolo molto importante in quanto rappresenta una forma di comunicazione, come per l’appunto l’alternanza di colori sgargianti quali il giallo e nero tipico delle livree di alcune specie animali come alcune rane tropicali velenose, oppure di insetti dotati di pungiglioni come le vespe e le api, la cui funzione è quella di suscitare allarme nei confronti di potenziali predatori o minacce; in altre parole è come se avvertissero dicendo: “stia attento, si tenga lontano perché posso essere molto pericoloso…”
Ci sono poi delle specie che approfittano di questa strategia comunicativa per trarne un loro vantaggio imitando proprio le suddette specie, assumendo la loro stessa tipica colorazione a strisce nere e gialle e fingersi così di essere pericolose agli occhi dei loro predatori.
I Sirfidi sono insetti appartenenti allo stesso ordine delle comuni mosche (ditteri); alcune specie di questa numerosa famiglia sono straordinari imitatori delle aculeate vespe e api, alle quali cercano di assomigliare nell’aspetto per tenere lontane eventuali minacce durante il loro girovagare tra le piante alla ricerca di nettare, polline e sostanze zuccherine. Fingono così di essere pericolose quando in realtà non lo sono affatto perché non pungono.