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In quest’ultimi anni avrete sicuramente sentito parlare, attraverso campagne pubblicitarie di alcune importanti bevande commercializzate anche in Italia, del dolcificante naturale a base di Stevia, con il famoso slogan “zero calorie”.

Ebbene, le foglie di questa pianta erbacea-arbustiva originaria del Sud America presentano proprio queste straordinarie proprietà di essere cioè degli edulcoranti naturali con un potere dolcificante superiore di circa 200 volte rispetto al saccarosio, il comune zucchero da cucina. Queste proprietà, inizialmente non erano viste di buon’occhio dagli importanti zuccherifici e dalle industrie alimentari in genere che hanno fatto di tutto per boicottare l’utilizzo di questa essenza vegetale, considerandola come una vera potenziale minaccia al loro business.

Su questa pianta, molti anni fa, effettuai accuratissime ricerche che mi hanno portato, con mia grande incredulità, a realizzare addirittura una piccola monografia purtroppo mai pubblicata, proprio dal titolo: “Stevia. La dolce rivoluzione verde” realizzata con lo scopo di far conoscere più da vicino questa pianta e le sue spettacolari proprietà allora sconosciute o, meglio ancora, tenute nascoste.      

la Stevia, il cui nome scientifico è Stevia rebaudiana è una pianta perenne appartenente alla famiglia Asteraceae, la stessa famiglia di appartenenza della camomilla comune per intenderci, che possiede piccoli e numerosi fiori ermafroditi di colore bianco e foglie, il pezzo forte della pianta, di forma ovale, con margine seghettato e ricoperte di corta peluria su entrambe le pagine.

Ciò che rende questa pianta così particolare sono i suoi costituenti quali: stevioside, rebaudioside e dulcoside, presenti in maggior concentrazione nelle foglie. A differenza del saccarosio, questi principi attivi non apportano alcun potere nutrizionale al nostro organismo, ecco perché si spiega che sono a “zero calorie” e inoltre sono relativamente stabili alle elevate temperature, per cui mantengono le loro proprietà intatte anche negli alimenti cotti e nelle bevande riscaldate, diversamente dagli altri dolcificanti di sintesi, come l’aspartame, che subiscono invece processi di degradazione.

Prima di salutarvi, vi riporto qui di seguito una foto di una pianta che scattai quando visitai un campo sperimentale interamente destinato alla coltivazione di Stevia rebaudiana per scopi di ricerca e vi posso assicurare che la tentazione di strapparne qualche foglia per assaggiarla era irrefrenabile ed infatti così feci: afferrai una fogliolina e la portai alla mia bocca, quando ad un tratto le mie papille gustative iniziarono a “danzare”, eccitate dal dolcissimo sapore e da uno strano, ma piacevole, retrogusto di liquerizia.

A questo punto, a distanza di tempo, mi domando: “potrà mai la Stevia fornire una risposta valida alla soddisfazione del nostro bisogno di dolci senza comprometterne la salute?”